martedì 1 agosto - ore 22,30
Giardini Pubblici Toronto (località San Sebastiano)

La terra

Un film di Sergio Rubini.
Con Fabrizio Bentivoglio, Paolo Briguglia, Emilio Solfrizzi, Massimo Venturiello, Claudia Gerini, Giovanna Di Rauso, Sergio Rubini, Marisa Eugeni.
Genere Thriller, durata: 112 minuti. Produzione Italia 2006.

Trama
Ritornato nel paese della Puglia dal quale era stato allontanato adolescente a seguito della violenta ribellione al padre-tiranno, Luigi, ormai maturo professore di filosofia all'università di Milano, si ritrova coinvolto nella torbida atmosfera di un mondo che credeva di essersi lasciato alle spalle per sempre. Assieme ai suoi fratelli Michele, mediocre affarista, e Mario, eterno studente impegnato nel volontariato, Luigi cerca inutilmente di convincere il fratellastro Aldo, violento e donnaiolo come il padre, a vendere un'azienda agricola di famiglia in stato di semi-abbandono. Riemergono rancori mai sopiti e vecchie ferite che il tempo non ha rimarginato mentre tutti i fratelli in modi diversi sembrano invischiati nella rete con la quale Tonino, sordido usuraio e boss emergente, avvolge l'intero paese.

Giudizio
Se con il precedente film, Sergio Rubini sembrava aver completato il viaggio nella memoria e nella cultura della propria terra d’origine, con La Terra vi fa ritorno, quasi sentisse la necessità di pareggiare e chiudere i conti con un certo vissuto. Almeno questo è quanto si trova a dover fare il protagonista del film Luigi, un professore di filosofia che vive ormai da molto tempo a Milano, che ritorna in Puglia per vendere la tenuta di famiglia. Scopre, ben presto, che dei tre fratelli, soltanto Michele (affarista sfortunato e un po’ avventato) e Mario (studente impegnato nel volontariato) sono d’accordo: Aldo, il fratellastro, per nessuna ragione è intenzionato a dare il consenso alla vendita della proprietà, su cui peraltro risiede. La vicenda si complica con un omicidio e Luigi si ritroverà, suo malgrado, a dover ricomporre la precaria unione familiare.
Rubini riesce a non cadere nel clichè e stereotipo dei film sul "ritorno a casa", grazie anche e soprattutto alla bravura di Fabrizio Bentivoglio, che interpreta il personaggio del professore giunto dal nord, con una gamma di tonalità espressive equilibrate e non scontate. La scrittura adottata è quella del thriller, di cui il regista si serve per una storia di più sicura e facile accessibilità. Forse un po’ troppo e questa scelta rischia di costituire il limite del film, ma al contempo di renderlo fruibile ad un più vasto pubblico. Interessante la chiusura del film, un apparente happy end, in cui però, nulla è più come prima o come sembra, ciascun personaggio ha perso e ritrovato sé stesso nel momento in cui si confronta con gli altri e dove la verità, per chi la vuole sapere, ha il valore di parole sussurrate all’orecchio. A far da sfondo alla vicenda, ma a tutti gli effetti presente al pari di un altro personaggio, è il paesaggio della Puglia, coi suoi maestosi scenari, che alternano alla solarità delle spiagge, la bellezza delle piazze dei piccoli centri urbani con le chiese barocche e le suggestioni di processioni notturne.


mercoledì 2 agosto - ore 21,00
Giardini Pubblici Toronto (località San Sebastiano)

Ti amo in tutte le lingue del mondo

Un film di Leonardo Pieraccioni.
Con Leonardo Pieraccioni, Massimo Ceccherini, Giorgio Panariello, Rocco Papaleo, Francesco Guccini, Giulia Elettra Gorietti, Marjo Berasategui, Elisabetta Rocchetti, Barbara Enrichi.
Genere Commedia, durata: 99 minuti. Produzione Italia 2005.

Trama
Gilberto è professore di ginnastica in un liceo di Pistoia. Separato dalla moglie che lo tradiva vive con il fratello che fa il bidello nella sua stessa scuola e soffre di balbuzie. Una sua allieva, Paolina, è follemente innamorata di lui e gli lascia messaggi d'amore in tutte le lingue del mondo. Lui cerca di tenerla a bada ma ci riesce a fatica destando sospetti nel preside. Finché un giorno, trascinato da un collega in una villa affittata a scambisti incontra Margherita che è stata portata lì con l'inganno. Tra i due nasce l'amore ma Paolina non molla.

Giudizio
Il nuovo film di Leonardo Pieraccioni segna una svolta. Il regista e l'attore sono cresciuti e offrono una storia ricca di svolte e colpi di scena in cui si può ridere, sorridere e, volendo, anche un po' commuoversi. Perché la precarietà dei sentimenti, l'incapacità di confrontarsi con un'adolescenza troppo precocemente adulta anche perché priva di modelli definiti e in cerca di figure sostitutive, diventano occasione di riflessione e non solo di risata facile. La quale è riservata a sequenze ben definite come quella della villa degli scambisti. Pieraccioni riesce a divertire grazie anche al cast che ha scelto. Oltre alle efficaci Maria Giulia Gorietti e Marjo Berasategui ha reso Panariello praticamente irriconoscibile ottenendo da lui un personaggio che non si riduce solo a una macchietta. Si è divertito poi un mondo a tramutare Francesco Guccini in una delle figure più istituzionali che ci siano: il preside. E Guccini lo ha ricambiato cucendosi addosso un personaggio che fa del sospetto la sua arma più potente e consentendo a Leonardo di dar vita alla doppia anima che alberga in questo film e forse nel suo carattere. Ha quarant'anni e lo ripete più volte ma... davanti al Preside è sempre come un ragazzino che deve dare spiegazioni dei suoi comportamenti. Leonardo Peter Pan non c'è più ma ogni tanto ritorna.


domenica 20 agosto - ore 21,00
Piazza San Nicola

Crash - Contatto fisico
(già in programma per il 3 agosto e non proiettato causa maltempo)

Un film di Paul Haggis.
Con Sandra Bullock, Don Cheadle, Matt Dillon, Jennifer Esposito, William Fichtner, Brendan Fraser, Terrence Howard, Thandie Newton, Ryan Phillippe, Larenz Tate, Tony Danza, Keith David, Shaun Toub, Loretta Devine.
Genere Drammatico, durata: 113 minuti. Produzione USA, Germania 2004.

Trama
Una casalinga di Brentwood e il marito procuratore. Un iraniano proprietario di un 24hours shop. Due detective della polizia, amanti occasionali. Il regista nero di un canale televisivo e la moglie. Un fabbro latinoamericano. Due ladri di automobili. Una recluta della polizia. Una coppia coreana di mezza età. Tutti vivono a Los Angeles e per loro sarà inevitabile scontrarsi. Mentre per pochi istanti ciascuno sconfina nella vita dell'altro, nessuno e al riparo dall'intolleranza e immune dalla rabbia cieca che sgorga dalla violenza e può cambiare la vita di molte persone.


Giudizio
Visto che Robert Altman si è preso una vacanza dopo gli ultimi, deludenti film realizzati, a raccogliere il testimone del genere "pellicola corale impregnata di pessimismo diffuso", ci pensa lo sceneggiatore dello splendido Million dollar baby, Paul Haggis, qui anche nelle vesti di regista, che ci racconta, in una pellicola appassionante e vibrante, le vite di numerosi personaggi in cerca d'autore, alle prese con i problemi di tutti i giorni, dovuti all'ignoranza, al razzismo, alla ostentata misantropia che uno dei protagonisti ritiene causa principale del dissesto di una Los Angeles cupa e oscura, spettro di un paese, l'America, il cui sogno pare essere svanito nel nulla. Eccezionale il cast: è davvero difficile decidere quale dei numerosi attori di talento emerga rispetto agli altri. Triste, pessimista, a volte persino senza speranza, Crash mostra in maniera evidente il grande paradosso del mondo contemporaneo: abbiamo tantissimi strumenti per comunicare, ma non ne utilizziamo nessuno e, soli, sprofondiamo nell'abisso. Un film a volte brutale, ma allo stesso tempo pudico ed etico, da vedere, pensare e ripensare.


venerdì 4 agosto - ore 21,00
Piazza Umberto I

La marcia dei pinguini
(La marche de l'empereur)

Un film di Luc Jacquet.
Genere Documentario
, durata: 80 minuti. Produzione USA, Francia 2005.

Trama
Il pinguino imperatore quando è nell'oceano assomiglia piú ad un delfino che ad un uccello: potente, fluido, con un solo colpo di reni viene fuori dalle acque e scivola con destrezza sul ghiaccio. Trasformatosi in un camminatore maldestro, l'uccello si trova in difficoltà di fronte ad ogni minimo ostacolo. La ragione che spinge questo animale a lasciare l'acqua per la terra è quella di garantire la sopravvivenza della propria specie. Ma nell'Antartico durante l'inverno il ghiaccio ricopre gran parte della superficie e il pinguino imperatore si trova a dover percorrere centinaia di chilometri tra mille pericoli per portare il cibo ai suoi piccoli.


Giudizio
Toccante e commovente la lotta per la vita del pinguino imperatore. Una lotta in cui l'elemento determinante perché a vincere sia la vita - e non l'inverno, spietato avversario – è l'amore.
E proprio come un film sentimentale è costruito questo documentario francese campione d'incassi: la prassi riproduttiva del pinguino ha infatti un'incredibile presa emotiva, almeno per cuori duri come quelli umani di questi tempi.
Sospeso nel silenzio visivo e sonoro del Mare Antartico, il film segue l'annuale avventura di questi teneri e (apparentemente) goffi animali che per riprodursi devono compiere un va' e vieni continuo tra il nord (dove sfocia l'oceano e il cibo abbonda) e il sud (dove la banchisa è deserta ma stabile). Maschi e femmine si uniscono nel canto, e formano delle coppie fisse che stringono un patto d'amore che è l'unica speranza di sopravvivenza per i piccoli a -40°.
La voce di Fiorello ci accompagna lungo questo meraviglioso viaggio, e lo fa con garbo e senza lasciarsi andare a facili scimmiottature. Assai diversa, ma non meno riuscita, è la colonna sonora originale di Émilie Simon, poco più che ventenne virgulto della composizione sperimentale, dai toni fortemente vicini a Björk – che certo sarebbe stata a suo agio tra i ghiacci dell'Antartico.
Successo meritatissimo quello del film, frutto del lavoro pressoché eroico di Luc Jacquet e della sua troupe, e soprattutto della Natura, inesauribile sorgente di storie eccezionali.


sabato 5 agosto - ore 21,00
Piazza Umberto I

Il mio miglior nemico

Un film di Carlo Verdone.
Con Carlo Verdone, Silvio Muccino, Ana Caterina Morariu, Agnese Nano, Corinne Jiga, Paolo Triestino, Sara Bertelà, Leonardo Petrillo.
Genere Commedia, durata: 100 minuti. Produzione Italia 2005.

Trama
Achille De Bellis è il top manager di un'importante catena alberghiera, di proprietà di sua moglie e di suo cognato, ha una bella casa e un ottimo matrimonio. Alla vigilia dell'anniversario delle nozze d'argento si scontra per caso con Orfeo, un ragazzo di ventitré anni. Orfeo vive in un quartiere popolare di Roma facendo lavoretti precari, non ha mai conosciuto suo padre ed è costretto a prendersi cura della madre instabile. Quando Achille licenzia con l'accusa di furto la madre di Orfeo, il ragazzo, convinto della sua innocenza, decide di vendicare l'ingiustizia cercando in ogni modo di rovinare l'esistenza di Achille.


Giudizio
Tra le note di regia pubblicate sul pressbook che accompagna il suo nuovo film, leggiamo: "Vorrei che Il mio miglior nemico potesse essere considerato tra i migliori film di Carlo Verdone: sette stesure, praticamente un anno e tre mesi dedicati interamente al lavoro di scrittura, un copione di 130 scene. Non mi perdonerei di sbagliare un film costato così tanta fatica: ma non lo sbaglierò".
In effetti dobbiamo concordare nel giudizio con il regista, che con questo film firma un road-movie dai toni tragi-comici, la cui struttura poggia sullo scontro/incontro tra due personaggi: Achille, un padre di famiglia che ha perso nel tempo il contatto coi propri cari, e Orfeo, un ragazzo che, convinto di aver subito un torto dal primo, decide di vendicarsi, rovinandogli l'esistenza. Se i loro nomi rimandano a gesta eroiche e ad amori intensi e disperati, le loro azioni sono invece sanguigne e pragmatiche.
Quello di Carlo Verdone è un percorso artistico consolidato e contrassegnato da una vis comica, tesa a cogliere vizi e debolezze della società italiana. Una ricerca che, attraverso una filmografia ricca di successi e di qualche insuccesso, di cadute e repentine risalite, ha saputo confermare le insidie della temibile prova del tempo. Dei personaggi da lui inventati e interpretati, alcuni fanno ormai parte del patrimonio di una memoria collettiva e certe loro battute sono annoverate nei frasari della storia del cinema comico italiano.
Le sue macchiette hanno lasciato gradatamente il posto a personaggi che hanno acquistato maggiore spessore: è questo senz'altro anche il caso dei protagonisti di quest'ultimo film, in cui Verdone divide oneri e onori con il giovane Silvio Muccino. Il ritmo è scorrevole, le sequenze fluiscono alternando una comicità mai volgare a momenti maggiormente riflessivi – forse soltanto con qualche indugio eccessivo verso la parte finale del film - e la trama, anche se non originale, funziona piuttosto bene. Con l'unica eccezione di una condivisione non sempre ben bilanciata sul piano recitativo, con picchi verso l'alto quando nelle scene è presente Verdone e con qualche vuoto di presenza – scusate il gioco di parole - in sua assenza.