


Un
solo segno su un solo simbolo: con questo slogan il Viminale pubblicizzerà
all'interno dei seggi elettorali le modalità di voto alle prossime
elezioni. Un solo segno, un solo simbolo significa che l'elettore per esprimere
correttamente il proprio voto deve tracciare un solo segno – una X o
un semplice tratto – sul solo contrassegno della lista prescelta. Sulla
scheda, ricorda il ministero dell'Interno, non devono essere indicate preferenze
e non deve essere scritto alcun nominativo o segno.
Una parola anche su eventuali sconfinamenti del segno. «La legge prevede infatti - spiega il ministero - che, se il segno dovesse invadere altri simboli, il voto si intende riferito al contrassegno su cui insiste la parte prevalente del segno stesso. Il voto, dunque, è valido. In questo modo la volontà dell'elettore non è messa a rischio da eventuali errori materiali».
Il Viminale rammenta, inoltre, che in caso di liste collegate in coalizione il segno deve essere posto solo su un contrassegno della lista che si vuole votare e non sull'intera coalizione. Il ministero dell'Interno ha anche messo a disposizione un vademecum per il cittadino elettore che, nel dettaglio, ricorda tutte le regole da rispettare, compreso il divieto di introdurre cellulari nelle cabine elettorali.
GUIDA
al VOTO
Tutte le regole per esercitare il “dovere civico”
del voto
tratto da “Il Sole 24 ORE”
Domenica e lunedì prossimi si torna alle urne. Siamo ormai arrivati alla fine di una campagna elettorale che pur giunta prima che potesse svolgersi il referendum ammesso dalla Corte costituzionale e che si arrivasse a una quanto mai auspicabile riforma della legge elettorale nazionale, ha riservato non poche novità, specie per la notevole semplificazione dell'assetto partitico e la forte polarizzazione intorno alle due formazioni maggiori. Resta, però, il rammarico per una legge che porrà gli elettori di fronte a liste bloccate particolarmente lunghe e che di fatto ha consentito ai partiti di designare la grande maggioranza dei parlamentari ben prima del voto dei cittadini.
La
posta in palio
Sono davvero tanti gli scranni in palio nella prossima tornata elettorale:
in tutta Italia si vota infatti per rinnovare la Camera dei deputati e il
Senato. In Friuli Venezia Giulia e in Sicilia vi saranno anche elezioni
regionali, mentre ad Asti, Varese, Massa Carrara, Roma, Benevento, Foggia,
Catanzaro e Vibo Valentia i cittadini saranno chiamati a scegliere i nuovi
organi provinciali. Sono infine ben 426 i comuni nei quali si vota per eleggere
il sindaco e il consiglio comunale: fra essi, Roma, Brescia, Pisa, Viterbo
e Pescara.
La
due giorni elettorale
L'appuntamento ai seggi è per domenica 13 aprile, dalle 8 alle 22.
Ma niente paura, per chi intende passare fuori il fine settimana: i seggi
resteranno aperti anche il lunedì 14, dalle 7 alle 15. Meglio non
attendere l'ultimo minuto, tuttavia, se anche si arriva poco prima della
chiusura e ci si trova una fila davanti, il presidente del seggio fa prendere
nota dei presenti e consente a tutti i votare.
Chi
prima arriva, prima vota
La regola generale è che chi prima arriva, prima vota. Tuttavia,
in certi casi il presidente del seggio potrà derogare all'ordine
di presentazione, accordando la precedenza al sindaco, ai funzionari di
pubblica sicurezza o a quelli addetti al servizio elettorale e in generale
a coloro che il giorno delle votazioni devono svolgere compiti specifici
in ragione della loro funzione.
A
ciascuno il suo seggio
Il seggio in cui recarsi è indicato nella tessera elettorale e corrisponde
a quello nelle cui liste elettorali si è iscritti. Possono però
votare anche il presidente del seggio, gli scrutatori e i rappresentanti
di lista, purché siano iscritti nella stessa circoscrizione e abbiano
con sé la tessera elettorale, gli ufficiali e gli agenti in servizio
di ordine pubblico, nonché i militari, le Forze di polizia, i Vigili
del fuoco, i naviganti fuori residenza per motivi di imbarco, purché
nel comune dove si trovano per servizio.
Le persone ricoverate in ospedale possono invece votare nel luogo di ricovero,
mentre i malati costretti a casa in quanto non possono staccarsi da apparecchiature
elettromedicali possono votare all'interno delle mura domestiche.
Infine, i candidati possono scegliere una sezione qualunque della circoscrizione
o del collegio nel quale si sono presentati, esibendo naturalmente la tessera
elettorale.
Chi
può votare e chi no
Per la Camera, le elezioni regionali e amministrative possono votare tutti
i cittadini maggiorenni, mentre per il Senato è necessario aver compiuto
25 anni il 13 aprile. Tale diritto (elettorato attivo) può essere
limitato solamente per incapacità civile, per effetto di una sentenza
penale irrevocabile o nei casi di indegnità morale.
In particolare, la legge esclude dal voto chi è sottoposto, con provvedimento
definitivo, a misure di prevenzione personali (quali la sorveglianza speciale,
il divieto di soggiorno, di residenza o di dimora, ovvero l'obbligo di soggiorno
in un comune), o a misure di sicurezza (ricovero in una casa di cura e custodia,
in un ospedale psichiatrico giudiziario, o in un riformatorio giudiziario).
Restano lontani dai seggi anche i condannati che abbiano ricevuto l'interdizione
perpetua o per la sua durata temporanea dai pubblici uffici.
Non
dimenticare il documento di identità
Al seggio occorre naturalmente presentarsi di persona, non essendo possibile
delegare tale incombenza ad amici e parenti. Prima di uscire di casa, occorre
verificare di avere con sé un documento di riconoscimento e la tessera
elettorale.
Il primo serve a farsi identificare: si può utilizzare la carta di
identità o un altro documento di identificazione rilasciato da una
pubblica amministrazione, purché sia munito di fotografia. Possono
essere accettati anche i documenti scaduti, purché naturalmente risultino
regolari sotto ogni altro profilo e consentano di identificare con precisione
l'elettore. Sono ammesse le tessere di riconoscimento degli Ordini professionali
e dell'Unione nazionale ufficiali in congedo, sempre che abbiano la fotografia
e – per queste ultime – siano convalidate da un Comando militare.
Per gli smemorati che abbiano dimenticato il documento a casa, l'unica speranza
è quella di conoscere personalmente uno dei componenti dell'ufficio
elettorale di sezione, ovvero di trovare al seggio una persona conosciuta
da uno di tali componenti, che a sua volta accetti di attestarne l'identità.
Recuperare
la tessera elettorale
Da non dimenticare assolutamente, la tessera elettorale, il documento che
a partire dal 2001 ha sostituito il certificato elettorale, ma che, a differenza
di questo, resta valida per 18 appuntamenti elettorali nonché per
i referendum e che quindi va conservata con cura. I residenti in Italia
ricevono la tessera elettorale a casa propria al compimento dei 18 anni,
mentre i residenti all'estero devono ritirarla presso l'ufficio elettorale.
Occorre sempre verificare che su di essa siano riportati in modo corretto
il nome, il cognome, il luogo e la data di nascita, oltre all'indicazione
della sezione in cui andare a votare.
La tessera è fondamentale per verificare che l'elettore non abbia
votato in altri seggi nella stessa tornata elettorale: per tale ragione,
quando la si presenta, su di essa viene apposto un timbro con la data che
attesta l'avvenuta partecipazione al voto.
Se
non si vota
L'articolo 48 della Costituzione stabilisce che il voto è libero
e che il suo esercizio è un "dovere civico". Un tempo l'astensione
veniva sanzionata inserendo la menzione "non ha votato" nel certificato
di buona condotta. Dal 1993 la disposizione che conteneva tale misura è
stata però abrogata e questo dovere, pur costituzionalmente sancito,
è oggi privo di qualsiasi sanzione.