venerdì 15 agosto - ore 21,00
Giardini Pubblici Toronto (località San Sebastiano)

BEE MOVIE

Un film di Steve Hickner, Simon J. Smith

Genere Animazione, Commedia, durata: 91 minuti. Produzione U.S.A. 2007.

Trama
Il neo-laureato Barry, un'ape, desidera più dalla vita dell'inevitabile carriera che lo attende come tutti gli altri abitanti di New Hive City, un lavoro alla Honex, la fabbrica di miele. Barry afferra al volo l'opportunità di avventurarsi fuori dall'alveare, venendo a contatto con un mondo assolutamente straordinario. Quando Barry si imbatte per caso in Vanessa, una vivace fioraia di Manhattan, infrange una delle regole di base del mondo delle api, le parla. Tra i due nasce un'amicizia, e Barry riceve un corso rapido sul modo di vivere degli umani. Quando scopre che chiunque può acquistare del miele in un negozio di alimentari, è scioccato dal fatto che gli umani da anni stiano rubando questo prodotto singolare delle api a fini di lucro. Indignato, decide di vendicare questo oltraggio facendo causa alla razza umana.


Giudizio

di Andrea D'Addio


Circa dieci anni fa (1998) Pixar e Dreamworks cominciarono a contendersi il mercato del cartone animato in computer graphic con due progetti (rispettivamente “A Bug’s life” e “Z”), che almeno nei protagonisti sembravano identici: una formica. Da allora, nessuno si era più riavvicinato al mondo degli insetti. A riprovarci, stavolta con un’ape, è la seconda, ossia la casa di produzione fondata da Steven Spielberg.
Il protagonista, come in tante altre pellicole analoghe, è un giovane (Benson) che non vuole dedicare tutta la propria vita allo stesso lavoro (la produzione di miele) e pertanto si allontana dalle sue origini (l’alveare). Qui la curiosità lo porterà a incontrare e fare amicizia con alcuni umani (stavolta gli animali possono comunicare tranquillamente con loro) e litigare con altri, fino ad arrivare a promuovere una causa contro l’utilizzo non autorizzato del miele da parte di tutta la popolazione mondiale...
I temi di fondo sono presto detti: lo sfruttamento del lavoro e l’importanza della collettività intesa come punto di partenza per il benessere di qualsiasi società: per il bene comune ognuno deve fare il suo piccolo. Idee abbastanza leggere, per certi versi anche in contraddizione (la situazione di equilibrio finale sembra infatti ricalcare quella iniziale: le api devono fare il miele, gli uomini possono continuare a farne uso senza problemi) e che di fatto non fanno pensare a Bee Movie come ad un film che volesse fare “la” o “una” morale. Anche il possibile aspetto ecologista, l’idea di un mondo senza fiori, sembra più un problema per i fiorai che per l’intero ecosistema.
Ideato, scritto, prodotto e interpretato (nella voce originale) dal comico Jerry Seinfeld (Benson è il nome del suo personaggio in una famosa sit-com), Bee Movie ha dei momenti divertenti come la chiamata di Sting sul banco degli imputati a causa del proprio nome o alcune battute più salaci, ma non sembra unitario nella sceneggiatura, né particolarmente brillante nei dialoghi.
E’ piacevole, ma soprattutto per un pubblico adolescenziale.
Nota di merito: pochissime citazioni di altri film (cominciano a stancare) e non esagerate (riconosciute: War games e Star wars) e personaggi che non assomigliano a tutti i costi alle voci di chi gli sta dietro (la Zellwegger, ad esempio, è diversa da Vanessa).



sabato 16 agosto - ore 21,00

Giardini Pubblici Toronto (località San Sebastiano)

Non pensarci

Un film di Gianni Zanasi
Con Valerio Mastandrea, Anita Caprioli, Giuseppe Battiston
Genere Commedia, durata: 105 minuti. Produzione Italia 2007.

Trama
Un chitarrista rock fallito e ammaccato (Valerio Mastandrea) torna dalla Grande Città in cui aveva tentato l’avventura alla casella di partenza: la casa della sua famiglia a Rimini. Dove il fratello, (Giuseppe Battiston) sempre più grasso, gestisce con scarsi successi la fabbrica di famiglia di ciliegie sotto spirito; la sorella (Anita Caprioli) se ne sta sempre sola con i delfini dell’acquario. E i genitori invecchiano apparentemente ignari di tutto, o quasi... Preso in contropiede da una serie di rivelazioni e scoperte famigliari per lui sempre più incredibili, il protagonista si ritrova suo malgrado costretto ad occuparsi assurdamente e a modo suo di tutti. E alla fine è forse proprio in questo modo che, dopo tanto tempo e senza accorgersene, finisce con l’occuparsi di se stesso.


Giudizio

di
Federica Di Bartolo

Dopo aver presentato a Venezia nel 1999 "A domani", il regista Gianni Zanasi torna alla Biennale per presentare la sua nuova pellicola "Non pensarci". L'opera è inserita nelle "Giornate degli autori" e mostra uno spaccato della vita di una famiglia borghese del Nord d'Italia, con le sue ipocrisie e i suoi problemi.
E' una commedia divertente e spiritosa, quanto mai ironica in cui è descritto lo spirito e l'atmosfera della provincia italiana, soffocata dalla paura, dalla necessità, anzi dall'obbligo di partecipare alle feste e riunioni per poter essere accettati, il dover a tutti i costi essere vestiti bene. Tutte cose che aumentano la nevrosi delle persone, attanagliando l'individuo in una morsa; l'apparenza deve sempre essere rispettata. E' da queste convenzioni sociali che il protagonista Stefano Nardini, interpretato da un convincente Valerio Mastandrea, è fuggito tempo prima e ora da 4 anni vive a Roma, lavorando come chitarrista rock.
Certamente è un lavoro poco convenzionale per il rampollo di un'agiata famiglia d'industriali, che da sempre si occupano dell'imbottigliamento delle visciole, una varietà di ciliegia.
Una sera durante un concerto il cantante del gruppo improvvisamente si getta sul pubblico che, al contrario delle sue previsioni, non lo sostiene lasciandolo cadere a terra, cosa che gli assicura un bel braccio rotto. Stefano quindi torna a casa prima del solito ed ecco l'amara scoperta, la ragazza lo tradisce con il musicista di un altro gruppo. Non fa scenate e lentamente ancora sconvolto prende le sue cose e parte per Rimini tornando a casa dei genitori, sembra aver trovato di nuovo la pace e un posto dove poter fare il punto della propria vita, ma "non è tutto oro quello che luccica".
Le verità familiari piano piano vengono fuori colpendolo in piena faccia e anche gli amici di sempre ora hanno i loro problemi, non è più la vita spensierata dell'infanzia.
Il padre ha avuto un infarto ed è stato costretto a smettere di lavorare e dedicarsi al riposante e salutare golf, lasciando l'azienda di famiglia in mano al maggiore che ha dovuto ipotecare tutto dalla fabbrica alla casa, mentre il suo matrimonio sta andando a rotoli.
Le donne della famiglia sembrano essere le uniche felici, la madre con il suo corso di rilassamento e la figlia che ha lasciato l'Università per dedicarsi ai delfini, animali che Stefano per altro detesta considerandoli dei pesci.
Il quadro idilliaco lentamente si sgretola davanti ai suoi occhi, tutto è costruito su bugie, viene preso continuamente in contropiede, ma nonostante la sensazione di disagio che prova alla scoperta della "vera realtà", sente il dovere di dare una mano a risolvere i problemi.
C'è un continuo oscillare tra verità e bugia e quasi tutti i membri della famiglia si trovano a dover affrontare questa situazione. Il confine tra verità e bugia è davvero così ambiguo e leggero? Sicuramente come afferma il protagonista "a volte la bugia è la cosa migliore, è.. più dolce!".
E' da notare la scelta delle musiche che a volte creano un contrasto netto con i personaggi, infatti spesso vengono usate arie d'opera, in netto contrasto con il mestiere del rocker di Stefano. E' un'opera allegra, ben strutturata dal ritmo veloce, senza mai cali di tono



domenica 17 agosto - ore 21,00

Giardini Pubblici Toronto (località San Sebastiano)

Tutta la vita davanti


Un film di Paolo Virzì
Con Sabrina Ferilli, Isabella Ragonese, Elio Germano, Massimo Ghini, Valerio Mastandrea, Micaela Ramazzotti, Claudio Fragasso, Elena Arvigo.
Genere Commedia, durata: 117 minuti. Produzione Italia 2008.

Trama

Marta é una giovane neolaureata speranzosa e vogliosa di iniziare il suo inserimento nel mondo del lavoro. Trova così un posto presso un call center, pieno di giovani come lei ed anche se tutto é così lontano da quell'ambiente accademico che, con tanta fatica e perseveranza, ha invano rincorso, riesce persino a trarne un iniziale giovamento.
Tutto sembra andare secondo i suoi piani, ma ben presto si renderà conto che i suoi progetti e le sue speranze saranno disilluse dalla cruda realtà che si cela dietro un apparente ambiente dinamico che nasconde invece i lati oscuri del lavoro precario...



Giudizio

di Andrea D’Addio

Sempre attento a registrare e riportare i cambiamenti della vita sociale del Paese, Paolo Virzì è forse l’unico nostro regista capace di rielaborare, a suo modo e con intelligenza, la troppe volte evocata a sproposito commedia all’italiana. Ciò che emerge dai suoi film è sempre una riflessione su ciò che siamo diventati o che stiamo diventando, è il mondo che viviamo o che ci circonda da molto vicino.
Anche la peggiore delle situazioni, come quella qui raccontata di una ragazza intelligente e laureata costretta, come tante altre, a lavorare in un call center perché quella è l’unica occupazione che le si offre, viene stemperata con quel tono ironico (e qui anche grottesco) che riesce nell’impresa di intrattenere (le circa due ore filano via alla grande) e allo stesso tempo a gettare una forte malinconia (perché fondata sulla realtà e non su un espediente narrativo).
Non è un caso se in un momento del film si riveda un frammento di quel “C’eravamo tanto amati” che ricostruiva il ritratto di una generazione, quella che dopo la guerra pensava che tutto sarebbe stato possibile. “Volevamo cambiare il mondo, ma il mondo ha cambiato noi” diceva l’ex professore Nicola Palumbo. La generazione di oggi forse un ideale neanche lo ha mai avuto, il sistema e il pensiero attuale hanno fatto sì che in pochi pensino che la solidarietà e l’unione siano in grado di fare la forza. Non solo le colleghe di Marta, la protagonista, non ascoltano e non si rivolgono al sindacalista interpretato da Mastrandrea, ma quest’ultimo stesso rappresenta un personaggio contraddittorio e non così efficace, attento forse anche lui più alla notizia che al radicamento del problema.
L’occhio senza pregiudizi di Marta diventa così l’espediente per scandagliare un universo di tipi umani sempre più reali. Non c’è condanna in Virzì neanche per chi non sta all’ultimo gradino della scala gerarchica: i capi sono personaggi altrettanto tragici e miseri nella loro vita da reality.
L’ossessione per essere dei numeri uno, la prostituzione del corpo (come accade al personaggio di Sonia) e quella del cervello (Marta, che non a caso è la migliore del suo turno), la meschinità con cui aziende che cercano di vendere per telefono cercano di farsi ricevere a casa puntando sulla bontà di cuore di persone per lo più anziane preoccupate del mondo che stanno lasciando: “se riceverà un nostro incaricato aiuterà noi giovani che lavoriamo qui al call center e che veniamo pagati ad appuntamento”.
Sono tanti gli spunti veri (per chi non lo sapesse, in quei luoghi davvero c’è la musica prima di iniziare la giornata, così come sono realistici tanti altri momenti) e quando Virzì e il suo fidato co-sceneggiatore Francesco Bruni decidono di andare un pò oltre e cavalcare quell’aspetto grottesco sopra citato, lo fanno con mestiere e buon gusto, senza risultare ridicoli. Dietro quella che potrebbe sembrare ogni tanto una forzatura (l’omicidio in ufficio o la videochiamata sulle tette), c’è sempre un elemento di riflessione da far passare o un ballo da insegnare perché si cominci a capire quale sia il ritmo di questa vita che il titolo del film dice essere davanti, mentre il film stesso puntualizza essere sì davanti, ma chiusa.
Perfetto tutto il cast, capitanato dalla quasi esordiente Isabella Ragonese. La sua bellezza non appariscente, il suo sguardo non giudicante, ma comunque deciso e attento, buca lo schermo. Massimo Ghini e Sabrina Ferilli ritrovano assieme Virzì dopo Ferie d’Agosto, e danno il loro contributo in ruoli non principali, ma comunque importanti. Intenso Elio Germano, sempre bravo Mastrandrea, bella e ben inserita nella parte della ragazza superficiale, ma dall’animo tragico, Micaela Ramazzotti. Virzì sceglie bene le sue facce per quello che forse è il suo miglior film.