La saga di Privito
Le vicissitudini della sorgente più antica di Supino, da fonte sacra a discarica, in una appassionata analisi effettuata dallo scopritore delle terme romane di Cona del Popolo.

Articolo pubblicato sul sito www.supino.ca
di Ernesto Carbonelli

Cartina della zona di Supino e Morolo risalente al 1600 nella quale è visibile la fonte di Privito.
Foto sotto: particolare della cartina dove la fonte appare collocata in quello che sembra essere l'alveo di un laghetto prosciugato.
Questo schizzo, fatto a memoria, fa vedere l’ubicazione approssimativa delle favisse rispetto alla fontana/lavatoio e del maestoso ontano che per anni fece da cornice alla fonte.
Privito, in tempi remoti, era un’importante fonte sacra nelle vicinanze di un tempio della salute e fino a memoria d’uomo le prove di cio’ esistevano nella forma di due favisse vicine alla struttura, di alcuni resti di muri e un’altra favissa all’incrocio della via d’accesso e la via Morolense.
Favisse e muri furono distrutti con la dinamite durante la costruzione, alla fine degli anni ’50, dello stabilimento “Riva”, ora un caseificio.
Altra testimonianza sull’importanza della fonte, forse la piu’ importante e antica della zona, sono le moltissime tombe che affiorarono sul ciglio della cava di tufo e che vennero regolarmente fatte saltare in aria per cavare il tufo di cui sono fatte le case piu' vecchie di Supino. La necropoli era molto estesa e andava dai bordi della via esistente fino ai margini della cava e forse oltre verso Via La Mola.
E’ possibile che sul banco di tufo ci siano ancora tombe che aspettano di essere “scoperte”!
Privito appare nella cartina che illustra le cittadine di Morolo e Supino redatta intorno alla meta’ del 1600 ed e’ rappresentata come una fonte a pianta rotonda costruita in pietra.
Nel particolare riprodotto sotto si vede che risiedeva ancora nel suo antico alveo che sembra essere stato un laghetto prosciugato.

Dalla prominenza e posizione che il disegnatore da’ alla struttura si puo’ presumere che era ben conosciuta e che esisteva gia’ da tempo.
Non abbiamo elementi certi per datarla ma si puo’ pensare che sia stata costruita (o era in uso) ai tempi delle favisse (distrutte) annesse ad un tempio del dio Esculapio, il culto del quale fu introdotto a Roma nel VII – VI secolo A. C.
Una statuina (perduta) e alcune monete (tre esistenti) trovate nelle vicinanze furono datate al IV - III secolo A. C. Reperti di fattezze anatomiche (esistenti) provano che la zona era sacra al dio della salute.
Da questi dati si puo’ desumere che la la fonte e la necropoli erano gia’ in uso da tempi remoti e che la trasformazione della fonte in lavatoio avvenne dopo i secoli bui quando ritorno' di moda l'igene personale.

Sembra che nel 1936, data visibile nella foto (a destra) del fregio recentemente asportato da vandali, la fonte sia stata dotata di un tetto ottagonale di lamiere zincate corrugate, adagiato su una struttura formata da profilati di ferro e il tutto sorretto da 2 ordini (uno all’interno e uno all’esterno) di 8 travi di ferro a doppia “T”.

In questa foto (sotto), la piu’ vecchia che ho potuto trovare, si vede la fonte, i quattro gradini che formavano le due vasche e gli scalini (4, ad alterni lati) per salire al primo livello di “lavatura”.
Al secondo livello (di risciacquatura) ci si saliva da vicino la fontana per bere dove c’era una pietra che faceva da gradino e un passaggio visibile in alcune foto. Si notano, legati ai travi di sostegno, i fazzoletti portaspesa che le donne usavano per portarsi pane e companatico da mangiare durante la giornata. Visibili sono anche le conche e i canestri pieni di panni da lavare (o gia’ asciutti) e i panni stesi ad asciugare al sole.

All’epoca di questa foto, 1952-53, esistevano ancora le favisse e il grande albero di fianco. Si nota anche chiaramente che la struttura era a un livello piu’ alto rispetto al terreno circostante, come si nota anche in un’altra foto piu’ tarda dove si vede gia’ il gommificio.

Una foto del 1968 visto verso la strada d'accesso.
Questa foto e' del 1972.
Nelle altre foto, fatte ad intervalli di circa 10-15 anni si vede che il livello gradualmente si e’ abbassato di parecchio e oggi, dopo la colata di cemento, sono rimaste visibili solo le due vasche, essendo il basamento di due gradini ormai sotto il livello del cemento.

Negli ultimi anni la snella tettoia di lamiera era stata rimossa e sostituita da una antiestetica e pesante copertura di materiale sintetico che ora e’ stata totalmente rimossa.
Nello stesso tempo la base del monumento ha subito una degradante colata di cemento, che oltre a seppellirne la meta’ (confronta le foto) ha appesantito il tutto. Questo fatto ne accelerera’ lo sprofondamento dovuto allo sgretolamento del sottosuolo non piu’ sostenuto dalla pressione della tavola idrica che lo ha retto per centinaia di anni.

Purtroppo la saga di questo importante ed unico documento della storia supinese e’ molto triste.
Avendo sopravvissuto l’inesorabilita’ del tempo e l’incuria degli uomini e’ stato prima abbandonato a se stesso diventando una schifosa discarica e dopo “ripulito” da persone che non hanno capito che gravandolo di tonnellate di cemento lo hanno cosi’ intombato e condannato a una morte lenta e inesorabile negandone il piacere di vedere la sua circolare e imponente struttura a generazioni di supinesi per i secoli a venire…

Peccato, povero Privito, un altro pezzo di storia supinese distrutto, immolato alla stupidita’ umana!

Il fregio che ora orna la fontana sembra un cappello del Klu Klux Klan, dovrebbe essere rifatto per assomigliare di piu’ alle dimensioni dell’originale rubato.

Pur se oggi, commendevolmente, si e’ voluto ridare l’antico aspetto della nuda bellezza originale, ed e’ purtroppo possibile solo in piccola parte, lo spruzzetto d’acqua che sovrasta il tutto rimasto visibile sembra un dileggio rispetto ai milioni di litri di acqua erogati nel tempo che hanno lavato tonnellate d’indumenti sporchi dei supinesi per generazioni e generazioni.

La fonte come appare oggi (foto sotto), come e' stato possibile ristrutturare quello che ne e' rimasto!

Triste fine veramente. Povero Privito, ora in agonia!

Ma... e se le fondamenta della struttura fossero posate sul banco di tufo che possibilmente si estende nel sottosuolo? E' certo una possibilita' da tenere in considerazione e che un rilevamento stratografico potrebbe appurare.

Lascio ad altri questo compito!

Sotto: alcune foto che ritraggono la fonte di Privito dopo i lavori di restauro compiuti nel 2008