I
FESTEGGIAMENTI di SAN PIO X
Intensi festeggiamenti culminati con la processione
e la benedizione del nuovo portone della chiesa, donato dai supinesi residenti
in Canada su iniziativa della Sig.ra Linda Iori.
BENEDIZIONE
del NUOVO PORTONE della CHIESA PARROCCHIALE di S. PIO X
30 AGOSTO 2008
Impartita da Sua. Ecc. Don MAURO MEACCI Abate di
Subiaco
catechesi biblico-sacramentale curata da Don
Giuseppe SAID e Fabio FIASCHETTI
“IO
SONO LA PORTA DELE PECORE” (Gv10,7)
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Foto
sopra: particolari del portone
In basso: la statua di San Pio X portata dagli "incollatori"
all'uscita della chiesa per la processione. |
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La porta della chiesa non è solo un utensile, sebbene necessario,
ma è un vero arredo liturgico, dalla simbologia complessa, che richiama
addirittura Cristo.
In alcune celebrazioni liturgiche, come nel Battesimo, nel Matrimonio, nei
Funerali, i fedeli sono accolti alla porta della chiesa, e attraverso di
essa, in determinati giorni dell’anno liturgico (Domenica della Palme,
Veglia pasquale, ecc) il popolo di Dio entra processionalmente nella chiesa
stessa.
Per questo è opportuno che la porta della chiesa, nella sua struttura
e nelle sue opere d’arte; sia come il segno di Cristo che disse: “Io
sono la porta delle pecore” (10,7) e insieme di tutti coloro
che hanno percorso la via della santità, che conduce alla
casa di Dio.
La sacralità della porta del tempio e del suo attraversamento raccoglie
l’istanza biblica del ritorno a Dio da parte del popolo che da ramingo
senza meta, si fa pellegrino.
La “gloria di Dio” è irragiungibile,
ma all’uomo viene concesso di varcare le soglie del tempio a condizione
di aver percorso un cammino di penitenza e di preghiera che ristabilisce
la fedeltà all’alleanza.
Nel pellegrinaggio al luogo sacro i credenti, dopo aver lodato Dio per la
sua misericordia, ne riconoscono le sue imprese, per cui si rifugiano in
lui, facendo il proposito di una vita santa.
Il segno liturgico di questo passaggio lo troviamo espresso dal salmista
che canta: “Aprite le porte della giustizia: voglio entrarvi
a rendere grazie al Signore. E’ questa la porta del Signore, per essa
entrano i giusti” (Sal. 118, 19-20)
La
porta della chiesa – edificio ha pertanto una valenza funzionale e
mistica. Passando attraverso la porta – Cristo il fedele entra a far
parte del grande pellegrinaggio verso “il solo gregge sotto
un solo pastore” (Gv 10, 16), così da individuo isolato
si trasforma in membro della comunità. Chiunque, varcando la soglie
della porta della chiesa come sacro recinto, si deve impegnare a rispettare
il luogo in cui sta entrando.
Poiché la porta è un segno tanto importante, il fedele deve
essere reso consapevole del suo ingresso nella casa del Signore come luogo
di preghiera e di ascolto.
La scelta iconografica di questo portone che inauguriamo è del tutto
biblica.
Le due ante centrali rappresentano Gesù il Buon Pastore come guida
del suo gregge. L’atmosfera tenera e misericordiosa di Gesù
che tiene su una mano, una pecorella, sottolinea la cura e l’attenzione
che Gesù ha nei confronti di ognuno di noi: gregge del suo pascolo.
L’anta sul lato sinistro, rappresenta il Calvario, il luogo dove Gesù,
l’agnello senza macchia si è sacrificato per noi e con la sua
morte e risurrezione ha rappacificato il mondo intero con Dio. Domina soprattutto,
la Croce gloriosa di Gesù.
Ai
quattro lati del portone, ci sono i simboli dei quattro evangelisti: Marco.
Matteo, Luca e Giovanni, testimoni della vita
di Gesù che ci hanno lasciato per scritto la vita
e l’insegnamento di Gesù raccolto nel libro del Vangelo.
In alto, al centro del portone risalta la frase di Gesù: “Io
sono la porta”.
Per noi cristiani, gregge del suo pascolo, è evidente il fatto che
attraverso Gesù e per mezzo di lui possiamo arrivare nei pascoli
eterni in quella vita che non avrà mai fine.
Dunque, ogni volta che varcheremo la soglia della nostra chiesa, vogliamo
ricordare che la chiesa-edificio è un preludio della chiesa celeste,
la Gerusalemme del cielo lieta di accoglierci come figli. Dice Gesù
: “Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene
al padre se non per mezzo di me” (Gv 14, 6).
GESU’ E’ LA PORTA
Una porta, però, serve anche per chiudere. Che cos’è
che si lascia alle spalle chi passa con fiducia la porta che è il
Signore e Salvatore Gesù ? Dietro alle spalle si lascia una vita
futile e vuota, piena di corruzione e di peccato. Chi passa la porta di
Gesù “chiude fuori”, abbandona, senza volerne più
sapere, una vita vecchia, sporca e condannata, la vita impostata al peccato,
tutto ciò che Dio odia e che solo guasta e rovina la nostra esistenza.
Chi va a Cristo, intendendone passare la porta, riconosce, così,
e confessa, tutti i suoi peccati, lasciandoli come un pesante zaino fuori
dalla porta ed entrandone alleggerito e felice, perché liberato dalla
grazia di Dio in Gesù Cristo da tutto ciò che rovinava la
sua vita. Gesù disse: “Venite a me, voi tutti che siete
affaticati e oppressi, ed io vi darò riposo” (Mt 11,
28)
GESU’ E’ LA PORTA
Gesù disse: “Io sono la porta; se uno entra per mezzo
di me sarà salvato” Noi dobbiamo passare tante porte
nella nostra esistenza, spesso porte attraverso le quali non avremmo alcuna
voglia di passare, ma questa, Gesù, è la porta per noi più
importante che ci permette di affrontare anche le prove più dure
della nostra esistenza. Per questo, in ogni circostanza, dobbiamo passare
con fiducia attraverso la porta che è il Signore e Salvatore Gesù
Cristo.
“IO SONO LA PORTA DELLE PECORE”
E’ una bellissima metafora. Tante sono in questo mondo, le porte che
dobbiamo passare, ed abbiamo paura spesso di farlo. Una di queste porte
è la malattia e la morte. Non dobbiamo però disperare perché
un meraviglioso messaggio ci è stato annunciato: quello del vangelo
di Gesù Cristo. Egli è “la porta”
per la quale possiamo passare con fiducia e “trovare ristoro
per l’anima nostra”.
Varcando il portone, troveremo l’ingresso della Chiesa (la così
detta bussola) arricchita con la simboleggia dei 7 sacramenti e lo stemma
del Pontificato di S. Pio X e di Benedetto XVI.
Vi daremo ora una spiegazione delle vetrate interne:
L’acqua che zampilla dalla conchiglia e la candela rappresentano
il sacramento del BATTESIMO.
La colomba, il fuoco e le sette fiammelle: simbolo dei doni dello Spirito
Santo rappresentano il sacramento della CONFERMAZIONE.
Le Spighe, l'uva, il calice, il pane e i pesci rappresentano il sacramento
dell'Eucaristia – LA COMUNIONE.
Le fedi nuziali e il fuoco dell'amore di Dio che unisce per sempre l'uomo
e la donna nel sacramento nuziale rappresentano il sacramento del MATRIMONIO.
La Croce, la catena e le chiavi (sciogliere i peccati: la potestà
della Chiesa) rappresentano il sacramento della Penitenza: LA CONFESSIONE.
I segni episcopali: La Mitria e lo stemma di S. Pio X e di Benedetto XVI
rappresentano il sacramento dell'ORDINE.
La colonna, la spada e il ramo di un albero rappresentano le sofferenze
della vita, della malattia e dell'umanità intera: il sacramento dell'
UNZIONE DEGLI INFERMI.
Perché i sacramenti? Perchè, iniziando dal battesimo, tutti
i sacramenti sono l'incontro personale di ognuno di noi con Cristo Gesù.I
sacramenti della Nuova Legge, istituiti da Cristo toccano tutte le tappe
e tutti i momenti importanti della vita del cristiano: grazie ad essi, la
vita di fede dei cristiani nasce e cresce, riceve la guarigione e il dono
della missione. In questo si dà una certa somiglianza tra le tappe
della vita naturale e quelle della vita spirituale.
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| In
basso: la Sig.ra Linda Iori, artefice della iniziativa
per raccolta di fondi tra la comunità supinese in Canada, che
ha donato alla Parrocchia di San Pio X il nuovo portone realizzato
dalla ditta Ecclesiart di Foggia. |
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I
Simboli degli Evangelisti
E’ a tutti noto che ad ogni evangelista è
stato associato quale simbolo un essere vivente come possiamo vedere nelle
immagini proposte qui a destra, anche se nella realtà il Vangelo
è uno solo, l’annuncio lo abbiamo ricevuto dalla testimonianza
dei quattro vangelisti.
Si tratta in effetti della Sacra Quadriga, il misterioso cocchio di Dio,
che, secondo una visione del profeta Ezechiele, ripresa dall’Apocalisse,
è condotto da quattro esseri viventi con sembianze di uomo, leone,
bove ed aquila.
Vediamo brevemente cosa dice la profezia:
“I loro volti assomigliavano ad una faccia d’uomo; tutti
e quattro avevano, a destra una faccia di leone, a sinistra una faccia di
toro, e tutti e quattro avevano una faccia d’aquila”.
Sono stati gli antichi autori cristiani ad applicare agli evangelisti le
simboliche sembianze descritte nella profezia, dando il giusto riconoscimento
nel Vangelo quale nuovo trono di Dio.
Vediamo allora come sono stati associati i simboli agli evangelisti:
Matteo è stato simboleggiato nell’uomo alato
o angelo, questo perché il suo Vangelo trova la genesi con l’elenco
degli uomini antenati di Gesù il Messia, ovvero si rifà all’origine
umana di Gesù;
Marco fu simboleggiato nel leone, perché il suo
Vangelo inizia con la predicazione di Giovanni il Battista nel deserto,
ed in quel luogo ci sono le bestie selvatiche, cioè trova motivazione
del grido nel deserto;
Luca è stato simboleggiato nel bove o toro, questo
perché il suo Vangelo comincia con la visione di Zaccaria nel tempio,
luogo in cui si sacrificavano animali quali buoi e/o pecore, ovvero perché
si muove da un sacrificio;
Giovanni fu simboleggiato nell’aquila, ovvero l’occhio
che fissa il sole, questo perché il suo di Vangelo si apre con la
contemplazione di Gesù-Dio (In principio era il Verbo, e il Verbo
era presso Dio, e il Verbo era Dio, Giovanni 1,1), Giovanni viene anche
designato Aquila Spirituale per via della profondità della sua visione
teologica.
Gesù, Figlio unigenito di Dio, si è fatto uomo, è
morto come un vitello nel sacrificio della nostra redenzione, è resuscitato
come leone proprio in virtù della sua immensa forza, al leone non
è concesso di dormire con gli occhi aperti, nella stessa morte in
cui come uomo nostro Signore Gesù si addormentò, come Dio,
nell’immortalità, restò sveglio, ascendendo al cielo
dopo la sua resurrezioneè stato elevato al cielo come aquila. Questo
per dire che è per noi tutto questo: uomo per nascita, vitello per
la morte, leone per la resurrezione, aquila nell’ascensione al cielo.
Questi quattro esseri viventi stanno a simboleggiare i quattro evangelisti
che a loro volta con le loro figure gli uomini perfetti, ogni eletto nella
vita di Dio è proprio l’insieme uomo, vitello, leone ed aquila.
L’uomo è un animale superiore perché possiede la ragione,
il vitello è solito essere immolato nel sacrificio, il leone è
tra gli animali il più forte perché non teme nessuno, l’aquila
vola molto in altro e fissa i raggi del sole senza battere ciglio.
Quando andiamo in pellegrinaggio oppure a visitare una Chiesa, possiamo
vedere sui lezionari, sui leggi, nelle decorazioni degli amboni, sui pulpiti
e altari, le immagini dei quattro simboli degli evangelisti, si tratta in
effetti di una antica tradizione che non vuole altro che sottolineare la
fede cristiana nell’unico Vangelo quadriforme.

Ci fermiamo un attimo a riflettere e alla nostra domanda possiamo dare una
sola risposta è vero che la redazione del Vangelo è opera
di quattro autori diversi, ma l’autore vero, principale del Vangelo
è lo stesso Gesù, è lui il protagonista della storia
della salvezza, è lui mandato da Dio Padre a noi per rivelarci il
messaggio nuovo, il messaggio dell’amore. Chi è maturo nella
ragione è un uomo, se mortifica se stesso dal piacere mondano è
vitello, proprio per questa mortificazione ha la forza della sicurezza,
sta scritto: il giusto è sicuro come il leone che non ha paura di
nulla, egli è un leone, siccome contmpla in modo sublime le realtà
celesti ed eterne è un’aquila, questi esseri viventi hanno
la possibilità di essere il simbolo di ogni uomo perfetto, questo
per dire che a dimostrazione di quanto detto dei quattro esseri viventi,
può trovare applicazione ai singoli uomini perfetti.