Due ex commilitoni si ritrovano dopo 66 anni
Si erano incontrati a Novara nel 1942; il Secondo Conflitto Mondiale aveva diviso le loro strade fino al 2008 quando il figlio di uno dei protagonisti è riuscito a farli riabbracciare.

di Franco Boni

Il Signor Giacomantonio Boni (a sinistra) e il Signor Salvatore Amodio (a destra) reduci della Seconda Guerra Mondiale ritrovatisi dopo 60 anni con il Vicesindaco del Comune di Supino Dott. Gianfranco Nardecchia
Nel Comune di Corbara in provincia di Salerno, Sabato 23 Agosto 2008 è accaduto un evento eccezionale.
Dopo ben 66 anni si sono reincontrati due Reduci della Seconda Guerra Mondiale:
il sig. Giacomantonio Boni di Supino, classe 1923 (mio padre) e il sig. Salvatore Amodio, anche lui della classe 1923 di Corbara (SA).

Chiamati alla Leva nel 1942, furono entrambi destinati ad una caserma dell'Esercito a Novara, della 54a Divisione Sforzesca di Fanteria, per effettuare l' addestramento militare. Fra loro due trovandosi nella stessa camerata, nacque una fraterna amicizia che li porto' a dividere gioie, dolori, fatiche e…. fame, a cui cercavano rimedio soprattutto durante le libere uscite con qualche scorribanda nei negozi e nelle vicine campagne per rimediare qualche frutto o un po' di pane.

Alla fine del 1942 mio padre fu chiamato ad effettuare il corso sottoufficiali a Rivoli (TO) e quando nella primavera del 1943 tornò a Novara il suo amico Salvatore Amodio non c' era perche' nel frattempo fu destinato al fronte Nord Africano, in Tunisia, anche se mio padre, per un malinteso, lo credette inviato nel Dodecaneso, a Rodi.
Nella primavera inoltrata del 1943 pure mio padre ricevette la sua destinazione di Guerra: il fronte Balcanico, inquadrato ora nella 53a Divisione.
Lui e gli altri commilitoni lo raggiunsero arrivando a Fiume in treno e da li' via mare con un piroscafo sbarcarono a Zara sulla costa Dalmata.
Il loro teatro di battaglia fu la costa fino a Spalato e l' entroterra fino a Sebenico.
L' 8 settembre 1943 ci fu l' Armistizio, i contingenti presenti nell' area si sfaldarono e si dispersero, subito braccati dall' esercito tedesco, ai quali intimava di consegnarsi per essere inviati a lavorare in Germania.
Molti si dettero alla macchia o si unirono ai Partigiani titini. Il gruppo di cui faceva parte mio padre fu intercettato dai Partigiani, a loro fu prospettata la scelta di unirsi alla lotta titina contro i tedeschi oppure di tentare di tornarsene in Italia. Quelli che vollero tornare in Italia, tra cui mio padre, furono scortati, protetti e nutriti (con loro grande stupore perché al rifiuto di unirsi ai Partigiani temettero di essere fucilati), fino alle porte di Monfalcone dopo un viaggio di un mese, a piedi, fra i monti della Croazia e della Bosnia, sempre con la paura di essere intercettati dai Tedeschi o uccisi da i partigiani.

Giunti a Monfalcone si divisero in piccoli gruppi perché tutta la zona era presidiata. Mio padre trovò rifugio di volta in volta presso famiglie di contadini della zona, da cui fu protetto come un figlio, lavorando e mangiando con loro allo stesso tavolo.
Quando l'intero territorio italiano fu liberato dai Tedeschi, Giacomo Boni nel 1945 tornò a Supino. Dopo pochi mesi scrive all'amico Salvatore a Corbara: gli risponde il padre addolorato dicendogli che il figlio non era ancora tornato. Salvatore tornerà un anno più tardi, nel 1946.

Anche lui aveva subito parecchie vicissitudini. Il suo fronte di Guerra fu il Nord Africa, a Tunisi, nella Divisione Spezia comandata dal Gen. Messe, dove il suo contingente venne aviotrasportato dalle coste della Sicilia.
Appena sbarcati furono fatti oggetto di violenti attacchi da parte degli Inglesi a cui cercarono di opporre resistenza, ma le forze nemiche furono soverchianti e presto dovettero arrendersi.
Gli Inglesi consegnarono i prigionieri Italiani ai Francesi su loro espressa e insistente richiesta, per essere destinati prima ai lavori forzati in una miniera di carbone in Tunisia, poi sui monti dell'Algeria come boscaioli, infine in Marocco come lavoranti generici. Nel 1946, finalmente, a guerra finita, dopo molte insistenze dei vari organismi Governativi la Francia acconsente a liberare i prigionieri. Cosi' anche Amodio Salvatore potè tornare a Casa.
Non ebbe notizia della lettera di mio padre.

Gli anni passarono, entrambi nel Dopoguerra convulso dovettero lavorare duro per sopperire alle distruzioni che c'erano state, alla fame e alla miseria, a crearsi un avvenire e a mettere su famiglia. Del Passato venne la voglia di metterlo da parte, c'era da pensare al Futuro.
Ma le vicende di Guerra non si dimenticano, in questi allora ventenni, provenienti da un mondo rurale e arretrato, gli anni del grande conflitto hanno lasciato segni indelebili nella loro memoria e nelle loro vite. La Morte li ha più volte sfiorati.
Allora i ricordi ritornano, gli echi della Guerra ritornano, la fame, i pidocchi, il freddo, la fatica, la paura……. gli amici.
Dopo aver sentito più volte i "Racconti di Guerra" e sentito spesso nominare Salvatore, unito alla voglia di sapere se era anche lui sopravvissuto, agli inizi del 2008, prendo la decisione di fare qualcosa.
Mio padre conosce bene l'indirizzo perché era lui che gli scriveva le lettere a casa in quanto Salvatore purtroppo era analfabeta.
Tramite Internet cerco il sito ufficiale del paese di Corbara, scrivo una e-mail al Sindaco chiedendo notizie di questa persona, e, se vivo, gli spiego che mio padre avrebbe il desiderio di reincontrarlo.Con mia somma sorpresa dopo un po' di tempo ho una risposta.

Mi chiama direttamente il Sindaco dott. Salvatore Pauciulo dandomi notizia che Salvatore è vivo, ma risiede a Savona dove nel dopoguerra è andato a lavorare, e torna a Corbara ogni anno ad Agosto. Non si può immaginare la gioia di mio padre appena gli do' la notizia.
Il Sindaco mi comunica che non appena Salvatore e la sua famiglia faranno ritorno in paese gli dara' la notizia per farci mettere in contatto. Il che avviene puntualmente.

Mi chiama il figlio Antonio ringraziandomi e comunicandomi la grande gioia di suo padre alla notizia. Anche lui aveva sentito questi "Racconti di Guerra" nei quali spesso veniva ricordato questo amico commilitone di Supino.
Concordiamo una data per l'incontro a Corbara e Sabato 23 Agosto finalmente Giacomo e Salvatore dopo 66 anni si rivedono.

E' un incontro emozionante e commovente
vedere i due Reduci assieme che piangono e si abbracciano a lungo per iniziare dopo a raccontarsi le loro vite.
Nel pomeriggio c'è l'incontro al Comune organizzato dal Sindaco per presentare ai Cittadini e alla Stampa i due Reduci i quali raccontano le loro Storie e rispondono alle domande dei giornalisti.
A questo incontro è presente anche un amico di Salvatore anche lui Reduce, il sig. Bonaventura Lugibello che ha condiviso con lui la prigionia in Marocco e… la vicinanza infatti è di Ravello a pochi km da Corbara.
Il sig. Lugibello sta conducendo da tempo una sacrosanta battaglia, scrivendo al Presidente della Repubblica, Ministri e politici, per far assegnare a Tutti i Reduci della Seconda Guerra Mondiale un titolo di riconoscimento dallo Stato, come avvenne a suo tempo con i Reduci della Prima Guerra Mondiale, i quali si videro assegnati l'Ordine di Vittorio Veneto e un vitalizio. Già, perché loro no?
Eppure anche loro hanno combattuto per la Patria! Dare loro questo riconoscimento sarebbe il minimo per quello che hanno passato e sofferto!

La manifestazione è proseguita con la consegna a mio padre dello Stemma del Comune di Corbara e con la consegna da parte mia al Sindaco di una Targa ricordo dell' evento da parte del Comune di Supino, affidatami dal Vicesindaco dott. Gianfranco Nardecchia, al quale pochi giorni prima di partire ho raccontato l'intera Storia, dimostrando vivo interesse ed entusiasmo per la cosa, con la speranza di poter replicare l'incontro a Supino.

La Storia della Seconda Guerra Mondiale è stata fatta anche da questi "dimenticati" umili Soldati, anche loro hanno pagine da raccontare, episodi e fatti, i quali non avendo avuto il riconoscimento di "gesta eroiche" eclatanti , sono considerati spesso "minori" dagli Storici, ma se analizzati, possono essere anche loro però utili a ricostruire quegli eventi.



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