Mario
Cerilli, docente di altri tempi
Con una commovente cerimonia, svoltasi il 26 aprile 2008, l'Amministrazione
comunale di Supino intesta al Prof. Mario Cerilli, la Casa delle cultura con
annessa biblioteca
Articolo
pubblicato da “Il Tempo” mercoledì 30
aprile 2008
di Luca Sergio
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| Nella
foto: il Prof. Mario Cerilli |
Se
un docente, un intellettuale dai molti interessi, un appassionato difensore
delle tradizioni del paese natale (Supino), una persona scrupolosa nel professare
i valori cristiani ed umani, soprattutto un educatore proteso verso la formazione
culturale dei giovani, se un personaggio così completo, a quasi 30
anni dalla scomparsa, viene ricordato ancora con tanto affetto e commozione
significa che egli ha «seminato» bene e tanto nella sua pur breve
vita terrena.
Quest'uomo che ha fatto tanto bene, senza esagerazioni, è stato Mario
Cerilli (foto), alla cui memoria è stata intestata la Casa della cultura
con annessa biblioteca.
Ha fatto bene l'Amministrazione comunale, come ha rilevato il sindaco Foglietta,
a mettere in evidenza l'«indole egregia e raffinata» del prof.
Cerilli. Cerimonia molto commovente quella di sabato scorso, sia quando -
nella chiesa di S. Maria Maggiore - il soprano Ilaria Liberati, accompagnata
al piano dal prof. Dante Cerilli, ha eseguito inni religiosi e canzoni di
Cerilli; sia, soprattutto, quando è stata scoperta la targa commemorativa,
con il sindaco, il prefetto Cesari, il consigliere provinciale Torriero, il
nipote on. Alberto Volponi, hanno reso commosso omaggio alla vedova prof.ssa
Pina Monterosso.
In un libro di oltre 100 pagine pubblicato dalle edizioni Eva, il figlio Dante
ha amorevolmente raccolto la parte più significativa della multiforme
attività del papà offrendone uno spaccato esauriente e sicuramente
interessante. Commoventi, anzi molto struggenti, i ricordi dello scomparso
tratteggiati dall'on. Alberto Volponi, ideatore e promotore della Fondazione
Cerilli, dall'ex preside Maria Celani Alessi e dall'attuale presidente don
Antonino Boni.
Mario Cerilli,
il professore che affascinava i giovani
Discorso ufficiale di commemorazione tenuto dall'On. Dott. Alberto
Volponi durante la cerimonia di intitolazione della Biblioteca Comunale di
Supino al Prof. Mario Cerilli
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| Nella
foto: l'On. Dott. Alberto Volponi |
Gentili
signore e signori, mi sono sentito onorato dell'invito rivoltomi dal signor
Sindaco, e lo ringrazio per questo, ad essere qui nella veste di relatore
ma, nel contempo, sono stato esitante ad accettare. In queste occasioni è
facile cedere all'emozione di ricordi belli e indelebili, essere sopraffatto
dai rimpianti di quello che poteva essere e non è stato, di abbandonarsi
ad una struggente nostalgia.
Già, nostalgia dal greco "nostoi algos", dolore del tornare
indietro, indietro con la memoria. Ma lo dovevo al Prof. Mario Cerilli per
quello che ci ha saputo dare, a zio Mario per quello che mi ha saputo donare
con tanta generosità. E così, dopo quindici anni di assenza,
torno a partecipare ad una manifestazione pubblica a Supino, nella nostra
Supino. Ed è appunto l'occasione dell'intitolazione della Biblioteca
Comunale al Prof. Mario Cerilli. Sono passati ventotto anni da quella fredda,
gelida giornata di novembre e conservo perfettamente nitidi nella mia memoria
tutti i fotogrammi di quella drammatica mattinata in cui lo accompagnai in
una disperata corsa in ambulanza verso l'ospedale tenendogli la mano e accarezzandogli
la fronte. Di più non potevo fare.
Abbiamo apprezzato la decisione di intitolare la biblioteca al Prof. Mario
Cerilli e per questo, a nome di tutta la famiglia, esprimo sinceri sentimenti
di gratitudine al sindaco on. Foglietta, all'assessore alla Cultura Gianfranco
Nardecchia ed al Consiglio Comunale.
Tale decisione, a distanza di tanti anni dalla scomparsa del Prof. Cerilli,
testimonia come sia ancora viva e forte la sua presenza, ed acquista ancora
più significato perché non nasce sull'onda emotiva di una inattesa
e prematura scomparsa ma dalla consapevolezza piena, razionale, di ciò
che egli ha rappresentato per la nostra comunità. E credo che sia stato
oltremodo appropriato dedicare al prof. Cerilli la Biblioteca Comunale per
il suo forte legame con la cultura, il mondo del sapere, della scuola e per
essere stato il promotore del primo nucleo embrionale di una biblioteca, il
Centro di Lettura degli anni '50.
Nel breve ricordo che ho scritto per il libro, curato amorevolmente dal figlio
prof. Dante, ho cercato di rievocare l'atmosfera di quell'ambiente. Era la
sala comunale di via Roma, nella Supino povera e un pò triste ma ricca
di grande umanità del dopoguerra, e il fascino di questo personaggio
che sapeva conquistare dei ragazzini, noti per la loro vivacità ed
irrequietezza e non certo per la dimestichezza alla lettura.
Sono passati tanti anni e qualcuno potrà chiedersi: in tempo di internet,
di video-comunicazione ha un futuro il libro? Ha un senso inaugurare biblioteche?
Intanto il libro ha un grande passato, né possiamo dimenticare la funzione
civilizzatrice della scrittura dagli antichi scriba ai monaci medievali. Dobbiamo
ai nostri monaci se il pensiero greco e il diritto romano hanno informato
la nostra civiltà.
Non è un caso che il primo esempio di italiano volgare "Sao
co kelle terre per kelle fini que ki contene trent anni le possette parte
santi benedicti" è conservato presso il monastero di Montecassino
(Carta di Capua, marzo 960).
Circa un secolo prima, nell'869, San Cirillo e Metodio partono dal monastero
di Santa Prassede per evangelizzare i popoli slavi e danno loro una lingua
e una scrittura: il cirillico.
Basterebbe solo questo per riconoscere come l'Europa abbia radici cristiane
ma i pregiudizi degli europarlamentari, che l'On. Foglietta conosce molto
bene, negano il dato storico oggettivo.
Non posso non continuare l'elogio del libro, di cui bisogna ricordare, perché
estremamente significativa, l'origine della parola latina liber, che vuol
dire sia libro che libero. E il libro ci rende più liberi.
Ma possiamo mai immaginare che l'uomo rinunci al desiderio di conoscere, imparare,
al piacere di volare con la fantasia, lasciare intorno a sé gli affanni
quotidiani, liberarsi dei rumori e dei fastidi che ci circondano solo tenendo
in mano un libro, leggere i righi di parole che si inseguono, sfogliare lentamente
le pagine, fermarsi ad immaginare gli scenari che si aprono improvvisamente
davanti agli occhi? Leggere un libro è anche un'attività sensoriale:
le sue pagine, i suoi fogli, l'inchiostro e la grana della copertina rimandano
ad una sensibilità tattile e olfattiva (perché la carta dà
un suo odore) che difficilmente potrà essere sostituito dal web. In
riferimento a ciò, è significativa la testimonianza di Giulio
Einaudi nell'esporre l'origine del suo interesse per la lettura: "...
All'inizio il mio interesse per il libro più che dalla lettura era
determinato dal piacere del contatto fisico. Da ciò forse è
derivata la cura eccezionale che ho sempre dedicato, nel mio lavoro, alla
scelta dei caratteri e della carta, alla stampa, alla legatura, all'impaginazione,
alla grafica".
Sapremo, potremo mai rinunciare a questo? Un buon libro saprà essere
nella nostra società della solitudine sempre un buon compagno. Né
è venuta meno la funzione sociale e culturale delle biblioteche pubbliche,
istituzioni che hanno avuto sempre una grande valenza storica.
Basta ricordare come le prime biblioteche si perdono veramente nella notte
dei tempi (1400/1500 a.C.), la grandezza della biblioteca di Alessandria d'Egitto,
quelle di Atene e di Roma antica, e come l'uomo abbia sempre cercato di difendere
questi tesori contro i loro grandi nemici: il fuoco, gli insetti. In questo
ultimo caso ricorrendo anche ad originali strumenti assolutamente ecologici.
Visitando la bellissima e grandiosa biblioteca di Coimbra, notai alcuni pipistrelli
che volteggiavano all'interno della stessa. Domandai sorpreso perché
non si facesse nulla per allontanarli.
Mi fu risposto come essi fossero assolutamente preziosi per la salvaguardia
dei libri, cibandosi di insetti.
Le biblioteche, quindi, come istituzioni che rappresentano un importante elemento
di integrazione delle classi sociali, in particolare quelle meno abbienti,
delle nuove generazioni e un domani che è già oggi, degli immigrati
come accesso libero e gratuito all'informazione, alla conoscenza, alla semplice
lettura.
Una funzione quindi di promozione sociale e culturale pienamente colta dal
prof. Cerilli con il suo Centro di Lettura, e la biblioteca di Supino che
porta il suo nome non potrà non essere un centro vivo, dinamico, promotore
e moltiplicatore di iniziative culturali che coinvolgono tutta la nostra comunità.
Dobbiamo far tesoro dell'insegnamento del prof. Cerilli nel momento in cui
leghiamo il suo nome alla Biblioteca Comunale di Supino. È un impegno,
credo, che oggi tutti insieme stiamo prendendo perché vogliamo bene
a Supino e alla sua gente. Anche questo ci ha insegnato Mario Cerilli.