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La
copertina del libro "L'Emigrante" |
Affido
questo mio modesto lavoro alla benevola lettura di amici, parenti,
supinesi in Italia e all'estero, con l'intento di trasmettere
i sentimenti dell'emigrante a tutti, di onorare mio padre, che
ha conosciuto le difficoltà della vita, lontano dalla sua
terra, in un paese straniero.
Quindi ho dato alle stampe piccole storie che mi raccontavano
i nonni, mio padre, ed i paesani emigrati da Supino. I loro ricordi
erano così interessanti che, pur non pensando di doverli
scrivere, sono ora contenuti in questa raccolta, la quale, dunque,
vuole conservarli per il futuro.
Inutile a dirsi che la stesura non ha alcuna pretesa letteraria,
anzi, lontano da me l'idea di pormi in concorrenza con Dante,
magari con Manzoni; pertanto gli addetti ai lavori, gli esperti,
colgano, invece, solo il lato umano, il profilo caratteriale,
l'intima sofferenza e le sporadiche gioie che il libro reca.
In ultimo, il motivo che mi ha spinta a pubblicare questo lavoro
è la gratitudine e la riconoscenza che provo per mio padre,
Giusino Caprara.
Dal momento che egli stesso è stato festeggiato in Supino
come il più anziano degli emigranti viventi, nell'agosto
1990, grazie alla sensibilità del Comitato (presidente
Serafino Grossi) e dell'Amministrazione Comunale (sindaco rag.
Ca-millo Bonome) - ci fu anche un articolo con foto, redatto dal
giornalista Dante Cerilli, sul Quotidiano nazionale “II
Tempo” - non potevo certamente far passare inosservato un
simile fatto e prendere spunto da questo per sottoporre all'attenzione
di tutti la vita del mio anziano genitore.
Una bella pensata
Una bella
pensata
Onorare l'Emigrante
Dai Supinesi Mercanti.
La festa
e il monumento
Eretti in loro onore
Guadagnato con molto sudore.
Lasciarono
il loro nativo paese
Per una terra straniera
Senza lingua sapere.
La Saga dell'Emigrante
di Supino
E ben descritta con le parole di Dante:
“D'un laborioso e lungo cammino”.
Gli
primi emigranti
(circa 1900)
Parremo
da Supino tutti a gruppi.
Supino, Napoli, Nova Iorka.
Appena sbarcati da gliù legno
Ci portevono a la Batteria.
Alloco tutti parlevono
Ma niciuno su capiva.
Su guardemo anfaccia uno a gliatro
Nu vedemo n'anima che conoscemo.
Presto, presto simo visto
Ca quando all'America simo addutti,
Ogn'uno per se, i Dio pu tutti.
Ecco
che arrivono gl'appaltitori
Offrendo a nui emigranti vari lavori.
Nu mettevono dentro vagoni du ferrovia
Pu giorni i giorni gliù treno fileva.
Niciuno a nui diceva ando su ieva.
Quando
arrivemo andò ci portevono
Gli lavori non manchevono.
Ferrovie, industrie du ferro,
Costruzione, stradoni,
Sotto comando du severi padroni.
Nui zappemo forte i tiremo avanti
Senza laminti e senza pianti.
Pericoli tenemo sempre attorno;
Giornate longhe - i puro a turno –
Sedici ore gliù giorno pu nu scudo.
Pu d'avero, era nu munno duro.

La strada
Il
vecchio Emigrante fece
Per noi giovani la strada.
Non d'oro, come si dice,
Ma molto più spianata.
Tutti
trovammo comodità
E immense opportunità,
Senza soffrire come
II vecchio Papa.
Al
più presto, c'è stato progresso,
Nei lavori, commerci, e professioni
D'onore,
Su la strada spianata
Dai nostri cari
Antichi genitori.
I nuovi emigranti
Per
i nuovi emigranti
Del dopo guerra,
l'America fu
Una benedetta terra.
I lavori di tutte forme
Facilmente si trovarono.
Con coraggio supinese nelle vene,
I nuovi emigranti forte lavorarono.
Sindacati
dei lavoratori già formati;
Paga discreta e diritti umani
Per tutti trovati.
Gli ambiziosi giovani subito fecero
Progresso.
Ringraziando il vecchio emigrante
Che facilitò il loro ingresso.
Pochi,
non trovando gusto all'estero,
Ritornarono al paese al più presto.
Ma tanti, coraggiosamente, restarono.
Lavorarono forte e il bene guadagnarono.
"L'Emigrante"
Copyright di Angela Ruschielli
7011 Oakman Boulevard
DEARBORN
- Mich -