Emigrati negli anni Trenta del secolo scorso verso gli USA
ANGELA E ROCCO ALESSANDRINI: 65 ANNI INSIEME

di Dante Cerilli

La copertina del libro "L'Emigrante"
Hanno una veneranda età, una miriade di nipoti e pronipoti, ma soprattutto compiono 65 anni di matrimonio Angela Caprara (22/05/1922) insegnate e Rocco Alessandrini (26/08/1916) operaio di Supino emigrati negli Usa intorno al 1935: sessantacinque anni vissuti uno ad uno cercando di costruire un futuro per loro stessi e per la loro famiglia.

Figli di emigranti che li avevano preceduti nel 1922, primo fra gli emigranti supinesi i genitori di Angela, ovvero Giusino Caprara e Norina Zavolta che hanno letteralmente inaugurato i primissimi flussi emigratori verso l'America, non hanno mai dimenticato il loro legame con la terra d'origine.
A quei genitori Angela ha dedicato nel 1991 una bella retrospettiva poetica in un "ibrido" dialetto supinese che ripercorre le tappe dell'emigrazione attraverso aneddoti, storie di saggezza popolare e del vissuto quotidiano e che ha un suo valore antropologico anche al fine di studiare la trasformazione degli idiomi oriundi "contaminati" con il lessico della terra ospitante, dal titolo L'emigrante.
(presentazione di D. Cerilli, Ceccano, Bianchini, 1991, pp. 48).

Rocco, invece è stato sempre modello di vita esemplare per le proprie fìglie, amabile e paziente ora rivolge le sue cure affettuose alla moglie ed ai suoi numerosi nipoti. Angela Caprara e Rocco Alessandrini, infatti, sposatisi il 15/06/1941 a Detroit - Dearbon, hanno avuto due figlie Josette e Janette, coniugate rispettivamente con Buce Peru e James Caruso che a loro volta hanno dato alla luce tre brave nipotine per Angela e Rocco, ovvero Gail e Corine Peru, e Colette Caruso.
Infine sono arrivati anche i pronipoti che a loro volta si sono già sposati ed hanno messo alla luce altri figli. Una saga di generazione italiana che si è espansa ed accresciuta negli Usa.

Sposi davvero encomiabili la cui dirittura morale è riconosciuta da ben ventisette compaesani che hanno chiesto loro di tenere a battesimo ed alla cresima i figli.
Tutto ciò fa onore all'Italia tutta perché gli Alessandrini-Caprara sono stati forti di quei sani principi, popolari e paesani, che valicano ogni barriera o frontiera; per dirla con Virgilio: “Mutano il ciclo, ma non l'animo, coloro che valicano l'oceano”
.
Auguri speciali, dunque, transoceanici da tutta la redazione e dagli amici di Supino, primo fra tutti l'attento ed estimatore degli Alessandrini, Serafino Grossi, cui si unisce l'estensore di questa nota, il parroco Don Antonino Boni ed il Sindaco di Supino On. Alessandro Foglietta.


Estratto dal libro "L'Emigrante" di Angela Rustichelli

Alcune volte si è riscontrata la necessità di consigliare la correzione di qualche vocale e di mettere qualche accento. Ma, al pensiero che la parola dialettale avesse potuto avere una evoluzione ed uno sviluppo semiologico e fonetico a contatto con idiomi diversi, si è stati indotti a desistere dall'intento; ciò, dunque, è valso in particolare anche per gli stessi termini che in alcuni casi sono accentati e in altri no: questo sta a dimostrare che la cadenza dell'accento subiva, nella comunità degli emigranti, variazioni in base all'inflessione del discorso, alla foga espressiva e all'influenza di altri gruppi etnici. (D.C.)

Presentazione
IL LIBRO: IN OGNI CASO UN FENOMENO


di Dante Cerilli - Supino, 3 giugno 1991

Un fenomeno forse esistente da sempre, in maniera e in consistenza diversa: nei casi formali di attuazione e di compimento, ma, in effetti originale e indicativo di una certa qual tendenza ad omaggiare e riverire, con dignità d'affetto e slancio emotivo, persone care, ricordi e memorie del tempo, pare radicarsi, caratteristicamente, anche nell'orbita del paese di Supino, inteso come luogo fisico e come riferimento etnico.
Presupposti di questo fenomeno “culturale” sono, senza dubbio, benessere e tranquillità economica, condizioni vincolanti per la realizzazione di una Editoria contemporanea, costosa e capricciosa, che a volte confonde, indiscriminatamente e in modo ingiustificato, il merito artistico di una produzione con l'interesse utilitaristico, indiscreto e opportunistico. Editoria, dunque, che ben dovrebbe dare un... rientrare nei ranghi e un ridimensionamento al puro “evento” commerciale, che fa... tiratura e vendita.
Ma il fenomeno, quello depurato da ogni fine di lucro, quello che si presenta e di cui si parla, ha più ragione di essere in quanto distante da ogni “business” ed orientato, invece, a testimoniare una realtà sociale nel particolare del vissuto quotidiano e personale dell'individuo, nella sua ineluttabile condizione di essere “uno” fra tanti accomunati dalla stessa sorte.
La testimonianza non ha pretese letterarie, questo sarà chiaro al lettore fin da subito: il lavoro non si pone sul piano rapportuale di forma, stile e connotazioni strutturali con gli altri prodotti che il tema dell'emigrazione ha suggerito a poeti, scrittori, cineasti di diverso spessore e taratura professionali.
Insomma, “L'Emigrante” di Angela Ruschielli è un dettato del cuore che risponde costantemente alle sollecitazioni del sentimento ed al bisogno di ricostruire le tappe di un percorso di vita familiare in continuo crescendo.

La maniera originale ed il desiderio erompente di ossequiare il padre, rende merito, ovviamente, ad Angela Ruschielli e contribuisce a ridestare il culto di valori e di ideali continuamente a rischio, sottoposti a dura prova nel vortice congestionato di una vita dinamica sì, ma, per certi casi, a volte “forsennata”.
Il nobile intento induce a plaudire l'iniziativa ed a sostenere l'impegno editoriale, così, disinteressatamente, senza riserve per dignità personale: si direbbe, quasi, con simpatia.
Ruschielli è una donna coraggiosa, attiva, dalla personalità forte!
Ella ha sempre saputo cosa volere dalla vita ed ha pure assecondato la volontà dei nonni, dei genitori; ha tracciato nella vita il suo/loro disegno: come ciò sia avvenuto si può facilmente ravvisare nei versi rimati e prosastici, oppure nelle suggestive “vignette” (così come si esprime Ruschielli) in dialetto supinese, quello però che non si sogna, per nulla al mondo, problemi di semiologia e di fonetica, oppure di sintassi vernacola (in questo non ci si sente di poter stabilire in che misura detta constatazione sia un limite o un pregio).
La lingua usata, questo va precisato, consapevolmente non è l'italiano “puro”, nemmeno è dialetto supinese “puro”; si potrebbe addirittura pensare ad un linguaggio intermedio, scaturito proprio da una amalgama dei termini originali con quelli appresi nella terra straniera. I vocaboli, i termini usati, le espressioni in generale, sono facilmente comprensibili e costituiscono, senza dubbio, un ... “italiano-paesano-statunitense”. Certo è che Angela Ruschielli ha studiato lingua e letteratura inglese, andando oltre quel traguardo favorito dai nonni di farla “maestrina della valle”.

Nello sviluppo delle tematiche pare avvertire una chiara punta di amarezza che si intreccia, comunque, agli stati affettivi dell'animo più sofferti e sentiti... E a questo si unisce anche il dolore degli stenti iniziali ed una sorta di attrazione-repulsione nei confronti del paese natio: meta sempre vagheggiata e additata come luogo depositario di ansie, di aspirazioni, di elevazioni; oppure come luogo che a volte non lascia emergere e che in un certo senso... emargina.

Quando “L'Emigrante” di Angela Ruschielli entrerà nelle case di ognuno non deve suscitare solo ammirazione per il fenomeno che determina, ma deve rimanere come punto di riferimento per una valutazione di realtà lontane da noi e troppo facili ad essere indotte nel dimenticatoio. A ben pensare anche esse fanno parte della nostra Storia ed è giusto evitare che vicissitudini, come quella riportata nel libro, vengano collocate in una dimensione evanescente e priva di contorni giornalieri che noi non possiamo contenere in parametri d'esperienza tangibile: “L'Emigrante” non è e non può essere una favola di scarsa... fantasia; e non può essere giudicata sgradevole solo perché non popolata da “fatine” e da “principi azzurri”!


Prefazione
di Angela Ruschielli

Affido questo mio modesto lavoro alla benevola lettura di amici, parenti, supinesi in Italia e all'estero, con l'intento di trasmettere i sentimenti dell'emigrante a tutti, di onorare mio padre, che ha conosciuto le difficoltà della vita, lontano dalla sua terra, in un paese straniero.
Quindi ho dato alle stampe piccole storie che mi raccontavano i nonni, mio padre, ed i paesani emigrati da Supino. I loro ricordi erano così interessanti che, pur non pensando di doverli scrivere, sono ora contenuti in questa raccolta, la quale, dunque, vuole conservarli per il futuro.
Inutile a dirsi che la stesura non ha alcuna pretesa letteraria, anzi, lontano da me l'idea di pormi in concorrenza con Dante, magari con Manzoni; pertanto gli addetti ai lavori, gli esperti, colgano, invece, solo il lato umano, il profilo caratteriale, l'intima sofferenza e le sporadiche gioie che il libro reca.
In ultimo, il motivo che mi ha spinta a pubblicare questo lavoro è la gratitudine e la riconoscenza che provo per mio padre, Giusino Caprara.
Dal momento che egli stesso è stato festeggiato in Supino come il più anziano degli emigranti viventi, nell'agosto 1990, grazie alla sensibilità del Comitato (presidente Serafino Grossi) e dell'Amministrazione Comunale (sindaco rag. Ca-millo Bonome) - ci fu anche un articolo con foto, redatto dal giornalista Dante Cerilli, sul Quotidiano nazionale “II Tempo” - non potevo certamente far passare inosservato un simile fatto e prendere spunto da questo per sottoporre all'attenzione di tutti la vita del mio anziano genitore.




Una bella pensata

Una bella pensata
Onorare l'Emigrante
Dai Supinesi Mercanti.

La festa e il monumento
Eretti in loro onore
Guadagnato con molto sudore.

Lasciarono il loro nativo paese
Per una terra straniera
Senza lingua sapere.

La Saga dell'Emigrante di Supino
E ben descritta con le parole di Dante:
“D'un laborioso e lungo cammino”.

Gli primi emigranti
(circa 1900)

Parremo da Supino tutti a gruppi.
Supino, Napoli, Nova Iorka.
Appena sbarcati da gliù legno
Ci portevono a la Batteria.
Alloco tutti parlevono
Ma niciuno su capiva.
Su guardemo anfaccia uno a gliatro
Nu vedemo n'anima che conoscemo.
Presto, presto simo visto
Ca quando all'America simo addutti,
Ogn'uno per se, i Dio pu tutti.

Ecco che arrivono gl'appaltitori
Offrendo a nui emigranti vari lavori.
Nu mettevono dentro vagoni du ferrovia
Pu giorni i giorni gliù treno fileva.
Niciuno a nui diceva ando su ieva.

Quando arrivemo andò ci portevono
Gli lavori non manchevono.
Ferrovie, industrie du ferro,
Costruzione, stradoni,
Sotto comando du severi padroni.
Nui zappemo forte i tiremo avanti
Senza laminti e senza pianti.
Pericoli tenemo sempre attorno;
Giornate longhe - i puro a turno –
Sedici ore gliù giorno pu nu scudo.
Pu d'avero, era nu munno duro.


La strada

Il vecchio Emigrante fece
Per noi giovani la strada.
Non d'oro, come si dice,
Ma molto più spianata.

Tutti trovammo comodità
E immense opportunità,
Senza soffrire come
II vecchio Papa.

Al più presto, c'è stato progresso,
Nei lavori, commerci, e professioni
D'onore,
Su la strada spianata
Dai nostri cari
Antichi genitori.




I nuovi emigranti

Per i nuovi emigranti
Del dopo guerra,
l'America fu
Una benedetta terra.
I lavori di tutte forme
Facilmente si trovarono.
Con coraggio supinese nelle vene,
I nuovi emigranti forte lavorarono.

Sindacati dei lavoratori già formati;
Paga discreta e diritti umani
Per tutti trovati.
Gli ambiziosi giovani subito fecero
Progresso.
Ringraziando il vecchio emigrante
Che facilitò il loro ingresso.

Pochi, non trovando gusto all'estero,
Ritornarono al paese al più presto.
Ma tanti, coraggiosamente, restarono.
Lavorarono forte e il bene guadagnarono.

Oggi, tutti contenti,
Ogni anno a Supino ritornano,
Per celebrare la festa dell'emigrante,
Che per loro è in fondo
la più bella festa del mondo.


"L'Emigrante" Copyright di Angela Ruschielli
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DEARBORN - Mich -